54 patologie:
DIABETE TIPO II
Sconosciuto negli anni '40, negli
anni '70 colpiva il 2,5% degli italiani. Oggi è il 5% circa. 1
su 3 non sa di esserlo
L'età di apparizione si sta
abbassando sempre di più e, se non si inverte la tendenza della
crescita del diabete, l'OMS prevede tra 20 anni un raddoppio
della malattia.
(Flavia Pricci Laboratorio di
metabolismo e biochimica patologica Istituto Superiore di Sanità
- Focus 02/2004)
Il 90% dei casi di diabete nel
mondo sono dovuti all’obesità.
Il 58% dei casi di diabete
potrebbe essere prevenuto con appropriato esercizio fisico
eseguito come stile di vita
Il rischio si riduce del 6% per
ogni 500 calorie di dispendio calorico in più a settimana
Diabete: un problema di salute
pubblica.
Vescia, M.F., Giampaoli, S.,
Vanuzzo, D. (a nome del Gruppo di ricerca dell’Osservatorio
Epidemiologico Cardiovascolare), Ben – Notiziario ISS, Vol 15, n.1
Gennaio 2002
Un'inchiesta condotta nel
1998-2000 dall’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare
dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) ha valutato la
prevalenza in Italia del Diabete di tipo II che, a differenza
del diabete di tipo I di origine genetica (10% dei casi), è
imputabile a fattori comportamentali ed alimentari tali da
giustificare interventi di prevenzione.
Lo studio su un campione
rappresentativo di 4.032 uomini e 3.998 donne di età compresa
tra 35-74 anni, residenti in diverse regioni italiane, ha
stimato una prevalenza del diabete di tipo II di 9,2 e 6,6%.
Inoltre 8,2% degli uomini e 4,2% delle donne sono risultate
intolleranti al glucosio. Il 53% degli affetti da diabete
(definito come presenza di glicemia più elevata di 126 mg/dl)
non era soggetto a trattamento specifico, e il 35% non sapeva di
essere affetto. Precedenti stime di prevalenza erano limitate ad
aree circoscritte. La prevalenza aumentava con l'età.
Reduction in the incidence of
type 2 diabetes with lifestyle intervention or metformin.
Knowler WC, Barrett-Connor E,
Fowler SE, Haman RF, Lachin JM, Walker EA, Nathan DM; Diabetes
Prevention Program Research Group.
N Engl J Med 2002 Feb
7;346(6):393-403
SCOPO:
METODO: 3234 persone non
diabetiche scelte a caso e a cui è stata elevata la
concentrazione di glucosio nel sangue sono stati trattati con
placebo, metformin (850 mg 2 volte al giorno) o con un
cambiamento nello stile di vita che aveva l’obiettivo di una
perdita di peso del 7% ed almeno 150 minuti di esercizio fisico
alla settimana.
Età media di 51 anni e il Body
Mass Index (BMI) medio era di 34. 68% donne e 45% il restante.
RISULTATI: il controllo è durato
2,8 anni . L'incidenza del diabete è stato 11%, 8% e 4,8% l'anno
nei rispettivi gruppi trattati con Placebo, metformin ed
esercizio fisico.
Rispetto al placebo, l'esercizio
fisico ha ridotto l'incidenza del 58% ( 95% è l'Intervallo di
Confidenza, da 48 a 66%), il metformin del 31% (95% CI, da 17 a
43%).
L'esercizio fisico è stato molto
più efficace che il metformin.
Al fine di prevenire un caso di
diabete nell'arco di 3 anni, 6,9 persone dovrebbero praticare
esercizio fisico mentre 13,9 dovrebbero ricevere metformin.
CONCLUSIONI: Sia il cambiamento
di Stile di Vita attraverso l'esercizio Fisico che il metformin
riducono l'incidenza del diabete nelle persone ad alto rischio.
Ma l'esercizio fisico è molto più efficace e senza effetti
collaterali del metformin.
PNLG – Piano Nazionale Linee
Guida – Guida ai servizi clinici di prevenzione – Educazione
sanitaria per promuovere l'attività fisica
Istituto Superiore della Sanità
I dati derivati da studi prospettici di coorte segnalano una
relazione inversa tra i livelli di attività fisica ed il rischio
di sviluppare un diabete mellito non-insulino dipendente (NIDDM).
Questo effetto è pronunciato negli uomini in sovrappeso ma è
evidente anche nelle donne. Il rischio standardizzato per età,
di NIDDM, è ridotto del sei per cento per ogni incremento di 500
kilocalorie spese per settimana.
L'effetto protettivo dell'attività fisica è evidente soprattutto
nei soggetti a rischio maggiore per il NIDDM (per esempio,
coloro con una storia familiare positiva, con obesità o
ipertensione). In uno studio di coorte, il buono stato
cardiopolmonare era in grado di attenuare la mortalità, a
qualsiasi livello di controllo glicemico. Vari sono i possibili
meccanismi di questi effetti preventivi primari e secondari ma
la riduzione della resistenza all'insulina sembra giocare un
ruolo assai importante. Sia l'inizio degli effetti dell'attività
fisica sul controllo glicemico, sia la perdita degli stessi se
l'attività fisica viene sospesa, sono assai rapidi.
SlowFIT:
un professionista di Ginnastica Preventiva e Post-Riabilitativa
deve saper pianificare un programma personalizzato in base anche
alla concomitanza di altre patologie. Tale presupposto è
fondamentale per ridurre il diabete riducendo contemporaneamente
anche il consumo dei farmaci, con notevole risparmio economico e
salvaguardia della salute dagli effetti collaterali dei farmaci.
Il programma sarà efficace al
massimo quando diventerà parte dello stile di vita del soggetto
ed a tal fine è fondamentale che sia motivante, di gruppo e
divertente.
Non ha nessun senso iniziare un
programma di esercizio fisico mirato e scientifico se poi questo
ultimo verrà abbandonato a breve. Lo scopo finale, la cura del
diabete per tutta la vita, non verrà mai raggiunto. |